L’impegno per un Ordine finalmente al passo coi tempi

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IDENTITÀ E AUTOREVOLEZZA DEL GIORNALISMO

 

Viviamo in un periodo di radicali trasformazioni, che nel sistema dei media si manifestano in termini di vera e propria crisi. I confini del giornalismo professionale sono continuamente in discussione: il generalizzarsi della rivoluzione digitale e del web rendono problematico distinguere giornalismo da comunicazione, notizie vere da fake news, verità dei fatti da post-verità.

In questo panorama il compito di un certificatore professionale come l’Ordine dei giornalisti è ancora più rilevante che nel passato. E’ indispensabile, innanzitutto come garanzia verso il pubblico, che il giornale (cartaceo, web, radiofonico o televisivo) sia bene identificato e distinto da prodotti diversi; e che, quindi, il giornalista sia riconoscibile come tale.

RESPONSABILITÀ E LIBERTÀ DI STAMPA SONO TUTT’UNO

A caratterizzare il giornalismo sono innanzitutto la riconoscibilità e la responsabilità. Chi diffonde professionalmente notizie è chiamato a rispondere di ciò che comunica. Se dice il falso ne paga le conseguenze. Se sbaglia o è impreciso ha l’obbligo di correggere l’errore. Nella rete esiste molta indeterminatezza, proprio per questo deve essere chiaro “chi comunica” e “con quale scopo”. Così chi vorrà credere alle “bufale” dovrà rimproverare soltanto la propria imprudenza nel procurarsi le notizie.

Alla responsabilità deve corrispondere una piena garanzia di libertà. L’Ordine deve operare per la massima difesa da ricatti economici e politici, e da minacce criminali. Per conseguire questo occorre ottenere una riforma delle leggi sulla diffamazione che, oltre a cancellare il carcere per reati di stampa, impedisca anche il ricatto dei più forti e dei più violenti teso a spegnere le voci libere. Si deve poter sanzionare le cause temerarie, e proteggere con efficacia chi rischia la propria incolumità svolgendo un compito vitale per la società: raccontare verità, soprattutto se scomode. In sintesi legislazione e giurisprudenza in Italia devono finalmente adeguarsi ai dettati della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e alle sentenze della Corte di Strasburgo.

RISPETTO DELLA PROFESSIONALITÀ CON COMPENSI ADEGUATI

Oltre a combattere l’abusivismo (fenomeno che continua a manifestarsi e persino a crescere, complice la crisi dell’editoria), spetta all’Ordine, oltre che al sindacato, agire a difesa dell’indipendenza e della qualità dell’informazione contrastando il malcostume di compensi irrisori, e le pretese di testate – cartacee, radio e telediffuse, oppure on-line – e persino di alcuni enti pubblici, di ottenere lavoro giornalistico gratis.

La battaglia per l’equo compenso si è arenata per valutazioni contrastanti tra Ordine e Federazione della Stampa; tutto ciò a vantaggio dei datori di lavoro e a danno dei giornalisti. L’iniziativa va ripresa, e deve produrre risultati pratici e positivi.

RAFFORZARE E QUALIFICARE LA FORMAZIONE PERMANENTE

A quattro anni dall’avvio della Formazione permanente il bilancio è ancora insufficiente. La qualità dell’offerta formativa deve essere migliorata e resa più omogenea, oltre che meglio accessibile a tutti, compreso chi vive e opera lontano dai grandi centri urbani. La formazione è uno dei compiti primari dell’Ordine; deve dunque essere generalizzata rimediando alla discontinuità che ancora si riscontra.

ACCESSO ALLA PROFESSIONE

La recente riforma ha riguardato la rappresentanza nazionale e meglio definito le competenze sulla formazione. Resta da adeguare l’accesso ad un panorama dei media molto mutato dal 1963 quando venne approvata la legge istitutiva dell’Ordine.

E’ ormai tempo che si sancisca quella che oggi è una prassi prevalente ma non una norma: al professionismo si acceda con un titolo di laurea, più un corso post-laurea o un master professionale, e poi l’esame.

Per non escludere dalla giurisdizione e dal controllo professionale e deontologico dell’Ordine le posizioni lavorative diffuse – oggi anche più che in passato – di collaboratori, corrispondenti e free-lance, occorre che i pubblicisti siano ammessi non semplicemente attraverso un tirocinio “di fatto”, di cui L’Ordine prende atto, ma con in più una formazione specifica, fatta di corsi sia di tecnica che di deontologia, e il superamento di una verifica.

AZIONI DISCIPLINARI

L’Ordine dovrà rafforzare la propria azione di monitoraggio dei media, anche in collaborazione con istituti di ricerca e associazioni di cittadini, per favorire le azioni disciplinari. Un esame dei deliberati dei Consigli di Disciplina rivela discontinuità di iniziative e difformità di giurisprudenza. Non va sottovalutato che tra i principali titoli di legittimità dell’Ordine agli occhi dell’opinione pubblica figura propria l’attività deontologia a garanzia della credibilità dell’informazione e a tutela della personalità dei cittadini. Perciò l’attività disciplinare deve risultare omogenea, estesa e ineccepibile.

CARLO VERNA PRESIDENTE NAZIONALE

Per perseguire tutti questi obiettivi ambiziosi – soprattutto tenendo conto delle difficoltà e delle tensioni che attraversano in questa fase il settore del giornalismo e dell’editoria – occorre realizzare una convergenza di intenti all’interno dell’Ordine tra i livelli regionali e quello nazionale, e nel complesso con tutti gli enti di categoria e di settore, partendo dal sindacato, dalla previdenza obbligatoria e integrativa, della cassa sanitaria. Evitando tanto il rischio di imposizioni di un organismo verso gli altri, quanto quello esiziale della concorrenza e della rivalità reciproca. In questo ambito la candidatura di Carlo Verna, già da tempo trasparentemente manifestata, ha le caratteristiche adatte.